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Napoli Istanbul

C'è stato un tempo in cui civiltà e culture lontane e molto diverse dalla nostra, ispiravano sogni e desiderio di conoscenza, e non paura e diffidenza.
Io ho avuto la fortuna di vivere quel tempo, e nella scelta di Istanbul quale sede per la presentazione del calendario 2019 c'è, forse, il desiderio che quell'epoca possa tornare.
Cercando di non violare il motto di Oscar Wilde: "la vita è una cosa troppo importante per parlarne seriamente", provo a raccontarvi com'è nata in me la passione per questa città.

Le prime suggestioni le debbo, per quanto possa risultare sorprendente, alla vista che godevo dalla terrazza napoletana di zia Annamaria alle Rampe Brancaccio.

Questa bellissima casa con le stanze grandi, alti soffitti e balconi luminosi, racchiudeva sia lo studio di avvocato di mio zio, il regno della concretezza, che la terrazza dove si scorgeva il profilo orientaleggiante della cupola del Mausoleo Schilizzi a Posillipo.
Quello era il luogo dei sogni di zia Annamaria, che intuendo forse in me il desiderio di viaggiare e di sfuggire alla routine quotidiana, mi confidò che perdendosi in quel panorama, amava credere di essere sul Bosforo ricco di misteri e di avventure, e non in una città che si apre con un ampio golfo sul Mediterraneo, allora ancora capace di tenere unite, tra mille contraddizioni, la sua parte più borghese con quella popolare.

La parola "Kismet", che deriva dal termine arabo "qismah", e corrisponde al nostro "fato" o "destino", è forse la più adatta a rendere la consapevolezza che le confidenze e i sogni di mia zia, hanno prefigurato e anticipato la mia vocazione al viaggio e alla ricerca dell’insolito.
La mia “Associazione Culturale Di Meo Vino ad Arte” ha raccolto la implicita sfida lanciatami tanti anni fa: trasformare i sogni in solide realtà, percorrendo le città del mondo alla ricerca del bello e di persone interessate a condividerla.

Molti anni dopo, leggendo il libro che Pamuk aveva dedicato alla sua città, e che nel 2006 era stato selezionato per il premio Napoli, mi colpì il racconto dell'importanza che aveva per l'autore, per la sua famiglia, e per i suoi concittadini, poter intravedere dalle terrazze e finestre delle loro abitazioni, le cupole e le navi sul Bosforo.

Quel testo: “Istanbul” scritto, prima del Nobel, per rievocare, da lontano, la biografia dell'autore e della sua città, mi ha subito fatto tornare alla mente da un lato zia Annamaria e suoi sogni, dall’altro, il libro di un altro esule, per propria scelta, dalla sua città, Napoli.
Mi riferisco a "L'armonia perduta”, una "fantasia sulla storia di Napoli", che Raffaele la Capria ha dedicato alla sua città, vivendo ormai da anni a Roma, in cui ritrovo lo stesso sguardo critico e innamorato per un tempo e un luogo perduto, del libro di Pamuk.

Ma basta con le divagazioni, la città che avevo solo immaginato, divenne reale, prima con una crociera con mia mamma, poi grazie ad un invito ad un matrimonio, fino ad arrivare ad oggi, quando con la guida di anfitrioni e studiosi premurosi ho potuto percorrerla e conoscerla davvero.
Certo per rappresentare tutte le cose notevoli che ho visto ci vorrebbero 12 calendari, ma con l'aiuto delle fotografie di Massimo Listri, riusciremo a cogliere almeno 12 ricordi da preservare.
Ho scelto come sede per il nostro incontro annuale l'affascinante Çirağan Palace che sorge, completamente ristrutturato, fondendo lo stile neo-classico europeo con quello ottomano, sulle rive del bosforo. Il palazzo del sultano Abdülalâziz ,che in seguito fu anche sede del Parlamento brucio' nel 1910 e dopo la ricostruzione e la successiva ristrutturazione di qualche anno fa e' pronto per riceverci.

Per me che vivo a Napoli, città che si erge su una lunga serie di gallerie, costruita su resti di altre civiltà, tanto da far dire ad alcuni che la "città di sotto" è in continuo dialogo "con la città di sopra", questa città nel cui sottosuolo si alternano testimonianze dell’Impero Romano d’Oriente e dell’Impero Ottomano, non poteva che essere la sede ideale per la presentazione e per la festa per il calendario 2019.
L'invito che vi rivolgo è di superare pigrizia e diffidenza e di recarvi a vedere questa affascinante ed enorme città: Istanbul, e a scoprire la stratificazione di culture che il tempo vi ha depositato.

Generoso di Meo


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